Parco Nazionale d'Abruzzo
Cinquantamila ettari di faggete fra Pescasseroli e Villetta Barrea, e tutta la popolazione mondiale di orso bruno marsicano.
È il parco nazionale più antico d'Italia insieme al Gran Paradiso: istituito nel 1922, quando l'idea stessa di proteggere un territorio era nuova. Sta a cavallo di tre regioni, ma il cuore è la valle del Sangro fra Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea e Civitella Alfedena, e sono cinquantamila ettari di faggete che d'autunno diventano di tutti i colori che il rosso può prendere.
L'orso
L'orso bruno marsicano vive solo qui. È una sottospecie separata da quella alpina da qualche migliaio di anni, più piccola e più mite, e ne restano una cinquantina di esemplari: significa che ogni singolo animale conta. Vederne uno è questione di fortuna e di ore piccole, non di sentieri giusti; il parco chiede di non cercarli, di non lasciare cibo e di rispettare le chiusure stagionali di alcune zone, che servono esattamente a questo.
Ogni singolo animale conta: sono una cinquantina, e sono tutti quelli che esistono al mondo.
L'orso bruno marsicano
Gli altri
Il camoscio appenninico è la specie che qui si vede davvero: qualche centinaio di capi, e la Camosciara porta il suo nome per questo. Poi il lupo appenninico, il cervo, il capriolo, l'aquila reale. In settembre, al tramonto, i cervi bramiscono e il suono arriva da chilometri: è la ragione per cui in quel periodo il parco si riempie di gente con il binocolo.
Dove si cammina
I due accessi più semplici sono la Val Fondillo, sopra Opi, e la Camosciara, che hanno parcheggio, sentieri segnati e dislivelli gestibili anche con dei bambini. Chi vuole camminare sul serio sale al Monte Amaro di Opi o alla Val di Rose, che ha un numero chiuso giornaliero proprio per non disturbare i camosci. La faggeta vetusta della Val Cervara, la più antica d'Europa, è patrimonio UNESCO.