Un terzo di regione sotto tutela
Tre parchi nazionali, uno regionale e una quarantina di riserve. È la regione italiana che protegge la quota più alta del proprio territorio, e lo si capisce appena si lascia l'autostrada.
L'Abruzzo è fatto di tre fasce parallele che si toccano: la costa, la collina, la montagna. Sono strette, e questo cambia il modo di visitarlo. Da un campeggio sul litorale teramano si arriva a duemila metri prima di pranzo, e si torna a fare il bagno nel pomeriggio. Non è un vanto turistico, è una questione di chilometri: la regione è larga poco più di cento.
La montagna è la parte più grande
La montagna è la parte più grande e la più inaspettata. Il Gran Sasso e la Maiella non sono colline appenniniche: sono due massicci calcarei con pareti verticali, altopiani a milleottocento metri e il Corno Grande che a duemilanovecentododici è la cima più alta dell'Appennino continentale. Sotto la sua parete nord resta il Calderone, il corpo glaciale più meridionale d'Europa, che negli ultimi anni si è ridotto al punto che i glaciologi hanno smesso di chiamarlo ghiacciaio.

I parchi nazionali sono tre. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è del 1922, uno dei primi d'Italia, e dentro ci vive l'orso bruno marsicano: una cinquantina di esemplari, che è tutta la popolazione esistente al mondo. Il Gran Sasso e Monti della Laga è il più esteso dei tre. La Maiella, che i romani chiamavano montagna madre, è piena di eremi scavati nella roccia e di gole strette in cui il sole entra due ore al giorno.
La costa, che si divide in due

La costa è centotrenta chilometri e si divide in due metà che non si somigliano. A nord di Pescara è sabbia larga e continua, con le pinete alle spalle e i lidi attrezzati: è li che sta la maggior parte dei campeggi. A sud comincia la costa dei trabocchi, dove la ferrovia adriatica correva a filo d'acqua e oggi al suo posto c'è una ciclabile, aperta a tratti, fra insenature di ghiaia e le macchine da pesca di legno che danno il nome al tratto.
L'interno, che si è svuotato

Quello che colpisce chi arriva la prima volta non sono però i numeri: è quanto è vuoto. I paesi dell'interno hanno perso gente per un secolo, e molti si visitano semideserti anche ad agosto. Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Pacentro, Anversa degli Abruzzi sono borghi di pietra rimasti come stavano perché nessuno aveva soldi per cambiarli, e oggi è il motivo per cui ci si va.