Gole, altopiani e una costa che cambia a metà
Il paesaggio abruzzese è roccia calcarea: si buca in grotte, si taglia in gole strette, e sopra si apre in pianori che sembrano un altro paese.
La forma più riconoscibile dell'Abruzzo interno è l'altopiano. Campo Imperatore è il più grande: venti chilometri di prateria a milleottocento metri, senza alberi, con le mandrie allo stato brado e il Corno Grande di fronte. Lo chiamano piccolo Tibet e per una volta il soprannome non è esagerato. Ci si arriva in macchina da Fonte Cerreto o dalla parte di Castel del Monte, e in inverno la strada chiude.
Gli altopiani

Gli altri pianori sono meno noti e altrettanto vasti: gli Altipiani Maggiori intorno a Rivisondoli e Roccaraso, il Piano delle Cinquemiglia, il Voltigno. Sono fondi di antichi laghi, e questo spiega perché siano così piatti in mezzo a montagne così ripide.
Le gole e le grotte

Dove l'acqua ha inciso il calcare si sono formate le gole, che in Abruzzo sono decine. Le Gole del Sagittario, fra Anversa e Scanno, sono una riserva del WWF e si percorrono in macchina su una strada a strapiombo. Le Gole di Celano sono una fessura lunga chilometri e larga in certi punti tre metri, e si fanno a piedi, dentro l'acqua. Le Gole di Fara San Martino, sulla Maiella, si aprono dietro un'abbazia mezzo sepolta dalla ghiaia.
La stessa roccia, sotto, è piena di vuoti. Le Grotte di Stiffe non sono un sistema fossile ma una risorgenza attiva: dentro scorre un fiume, e il rumore copre le voci. Sono un buon posto in una giornata di pioggia, che qui in montagna capita anche ad agosto.

I laghi

I laghi sono quasi tutti artificiali, e nessuno se ne accorge. Campotosto è il più grande e sta a milletrecento metri, dentro il parco del Gran Sasso, con gli aironi. Barrea è chiuso fra le montagne del Parco Nazionale. Scanno è naturale, formato da una frana antica, e ha la forma di cuore che finisce su tutte le cartoline della regione.
La costa, che cambia a Ortona
Sulla costa il cambio è netto e sta all'altezza di Ortona. A nord la spiaggia è sabbia fine e larga, spesso duecento metri, con le pinete piantate a inizio Novecento per fermare la sabbia. A sud comincia la scogliera bassa: calette di ghiaia, promontori coperti di macchia, e i trabocchi, che sono impalcature di legno protese sull'acqua con una rete calata al centro. Erano attrezzi da lavoro per famiglie che non potevano permettersi una barca. Ne restano una ventina, alcuni ancora usati, altri diventati ristoranti.
Erano attrezzi da lavoro per famiglie che non potevano permettersi una barca.
I trabocchi