La Maiella
Il secondo massiccio d'Abruzzo, e il più solitario: gole strettissime, eremi scavati nella roccia e la montagna che i latini chiamavano madre.
Se il Gran Sasso è la montagna che si vede da lontano, la Maiella è quella in cui si entra. È un massiccio compatto, senza guglie appariscenti, che da fuori sembra una cupola: il carattere ce l'ha dentro, nelle valli strette che lo incidono da tutti i lati e nelle grotte che i secoli ci hanno scavato. I romani la chiamavano montagna madre, e in Abruzzo la chiamano ancora così.
Le gole
Le Gole di Fara San Martino sono la porta più spettacolare: una fessura che si apre dietro il paese, larga in certi punti pochi metri, con le pareti che salgono verticali per centinaia. All'imbocco c'è l'abbazia di San Martino in Valle, per secoli sepolta dalla ghiaia e riportata alla luce da pochi anni. La Valle dell'Orfento, dalla parte di Caramanico, è più lunga e più verde, e per percorrerla serve un permesso gratuito che si ritira al centro visite: è un modo per contare quanta gente ci passa.
A Fara San Martino, all'uscita delle gole, ci sono i pastifici. Non è un caso: è l'acqua di quella sorgente ad avere fatto la fortuna della pasta di questo paese, e da un secolo e mezzo si continua a produrla qui per quel motivo.
Gli eremi
La Maiella è la montagna degli eremiti. Dentro le sue pareti sono scavati più di cento fra eremi e romitori, alcuni raggiungibili solo a piedi dopo un'ora di sentiero: San Bartolomeo in Legio, incastrato in una fenditura sopra Roccamorice, e Santo Spirito a Majella sono i più noti. In diversi di questi visse Pietro da Morrone, il monaco che nel 1294 divenne papa con il nome di Celestino V e che cinque mesi dopo se ne andò, unico nella storia fino a tempi recenti.

In alto e sotto terra
Il Monte Amaro, a duemilasettecentonovantatre metri, è la seconda cima dell'Appennino dopo il Corno Grande, e ci si arriva solo con una lunga traversata: sulla sua sommità c'è un bivacco e nient'altro, in mezzo a un altopiano di pietra bianca che sembra un deserto. Sul versante di Pretoro, il Blockhaus prende il nome da un fortino ottocentesco costruito contro i briganti, ed è una delle salite più dure che il Giro d'Italia abbia mai messo in programma. La Grotta del Cavallone, sopra Lama dei Peligni, è fra le grotte turistiche più alte d'Europa e si raggiunge con una seggiovia e poi a piedi.